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venerdì 10 giugno 2011
Omaggi [3]
È la volta di Gary Erskine, ottimo disegnatore diventato negli ultimi anni soprattutto inchiostratore (in particolare del morrisoniano The Filth, su matite di Chris Weston), che ci regala un Greg Feely particolarmente poliglotta.
domenica 15 maggio 2011
La (Vera) Funzione di The Filth
Interessante, approfondita e convincente (per molti versi) analisi di The Filth da parte dei Mindless Ones.
Incidentalmente, il pezzo conferma, in maniera indiretta, la mia tesi che di Invisibles si può parlare solo attraverso il vissuto di Morrison/della persona che ne scrive.
È evidente infatti, che l’analisi di The Filth proposta dal pezzo si propone un approccio “distaccato”. Leggendo, si evince che l’opera in questione, al massimo, suscita riflessioni personali da condividere con altri (“Does this seem familiar to anyone else?”, “This is the way the world works now, history has ended and there are no alternatives, so suck it up or go home. If you’ve still got one, that is.”, etc.), rispetto all’esperienza totalizzante dell’epopea Invisibile. Se The Invisibles è una splendida, seppur fallata, cavalcata personale (e solo personale) verso l’illuminazione (doppio senso voluto), the Filth, al massimo, sembrerebbe essere un modo di condividere con altri disillusi, un mondo (di merda) dal quale uscire collettivamente.
Eppure, a ben vedere, non è (solo) così. David Allison, per esempio, prescinde dal fatto (importantissimo) che anche in The Filth c’è tanto, tantissimo, dell’esperienza personale di Grant Morrison. Nell’intervista presente su Grant Morrison: All Star, lo stesso Morrison racconta di come sia stato in grado di affrontare l’abisso proprio per la ritrovata felicità del rapporto familiare con Kristan. Senza entrare in dettagli troppo tecnici, la simbologia morrisoniana, anche a livello (banalmente) magico, c’è tutta. Così come il privato - elevato a fiction metanarrativa (non è sempre il caso?) - dell’uomo Morrison, rappresentato dalla triste vita da single incapace di scappare dai confini ristretti di una società che, dopo il padre, minaccia di schiacciare anche lui. Quando Allison-Illogical Volume parla della pornografia (linkando a un pezzo che si intitola “All you need is fuck”), dimentica che tutti abbiamo bisogno di scopare, anche Morrison (e Grant/Feely è la migliore e più convincente rappresentazione, in tal senso).
E che dire dell’aspetto “pop” che ha sempre segnato il modo di raccontare dell’autore scozzese? Anche in The Filth, sebbene nascosti dal fango, dalla polvere e dalla pioggia, ci sono i colori brillanti e un po’ sfacciati del mondo “classico” morrisoniano, a partire dal rosa/viola totalmente fuori contesto di Spartacus Hughes. Si potrà anche dire che i colori sono il negativo di quelli dell’Albero della vita etc, ma nel 2002-2003, la storia era questa (non c'è pop più pop del rap). Bomberoni rosa, abbinamenti discutibili, amoralità spinta, grandeur malposta. Ricorda nulla?
Come “anti-Invisibles” The Filth è un successo completo. Anche nello spostare il discorso dall’ambito personale a quello collettivo. Questa è la vera funzione di The Filth.
Incidentalmente, il pezzo conferma, in maniera indiretta, la mia tesi che di Invisibles si può parlare solo attraverso il vissuto di Morrison/della persona che ne scrive.
È evidente infatti, che l’analisi di The Filth proposta dal pezzo si propone un approccio “distaccato”. Leggendo, si evince che l’opera in questione, al massimo, suscita riflessioni personali da condividere con altri (“Does this seem familiar to anyone else?”, “This is the way the world works now, history has ended and there are no alternatives, so suck it up or go home. If you’ve still got one, that is.”, etc.), rispetto all’esperienza totalizzante dell’epopea Invisibile. Se The Invisibles è una splendida, seppur fallata, cavalcata personale (e solo personale) verso l’illuminazione (doppio senso voluto), the Filth, al massimo, sembrerebbe essere un modo di condividere con altri disillusi, un mondo (di merda) dal quale uscire collettivamente.
Eppure, a ben vedere, non è (solo) così. David Allison, per esempio, prescinde dal fatto (importantissimo) che anche in The Filth c’è tanto, tantissimo, dell’esperienza personale di Grant Morrison. Nell’intervista presente su Grant Morrison: All Star, lo stesso Morrison racconta di come sia stato in grado di affrontare l’abisso proprio per la ritrovata felicità del rapporto familiare con Kristan. Senza entrare in dettagli troppo tecnici, la simbologia morrisoniana, anche a livello (banalmente) magico, c’è tutta. Così come il privato - elevato a fiction metanarrativa (non è sempre il caso?) - dell’uomo Morrison, rappresentato dalla triste vita da single incapace di scappare dai confini ristretti di una società che, dopo il padre, minaccia di schiacciare anche lui. Quando Allison-Illogical Volume parla della pornografia (linkando a un pezzo che si intitola “All you need is fuck”), dimentica che tutti abbiamo bisogno di scopare, anche Morrison (e Grant/Feely è la migliore e più convincente rappresentazione, in tal senso).
E che dire dell’aspetto “pop” che ha sempre segnato il modo di raccontare dell’autore scozzese? Anche in The Filth, sebbene nascosti dal fango, dalla polvere e dalla pioggia, ci sono i colori brillanti e un po’ sfacciati del mondo “classico” morrisoniano, a partire dal rosa/viola totalmente fuori contesto di Spartacus Hughes. Si potrà anche dire che i colori sono il negativo di quelli dell’Albero della vita etc, ma nel 2002-2003, la storia era questa (non c'è pop più pop del rap). Bomberoni rosa, abbinamenti discutibili, amoralità spinta, grandeur malposta. Ricorda nulla?
Come “anti-Invisibles” The Filth è un successo completo. Anche nello spostare il discorso dall’ambito personale a quello collettivo. Questa è la vera funzione di The Filth.
di The Filth si parla nel capitolo 9 di Grant Morrison: All Star.
venerdì 13 maggio 2011
Facce (da) Libro 5
Questa volta tocca al simpaticissimo Chris Weston, disegnatore di grande talento e persona disponibilissima, a posare come “modello” per il libro Grant Morrison: All Star.
Un grazie a Chris per l’ottima intervista su The Filth che arricchisce il capitolo 9, e soprattutto per aver praticamente prestato le fattezze ad Anders Klimaxx, il superpornostar più amato dei fumetti!
Un grazie a Chris per l’ottima intervista su The Filth che arricchisce il capitolo 9, e soprattutto per aver praticamente prestato le fattezze ad Anders Klimaxx, il superpornostar più amato dei fumetti!
lunedì 2 maggio 2011
[INTERVISTE] Gary Erskine su The Filth
Nell'ottica del "nuovo" corso di questo blog, iniziato da qualche tempo (ve ne siete accorti, vero?), continuiamo con la presentazione di pezzi originali. In questo senso, troveranno posto sul blog anche pezzi extra che, a buon titolo, avrebbero potuto fare parte del libro. Iniziamo con una intervista a Gary Erskine, inchiostratore di The Filth, che per motivi di tempo non abbiamo potuto includere in Grant Morrison: All Star.
Come sei stato coinvolto nel progetto The Filth? Hai avuto problemi a inchiostrare tutta quella roba strana?
Chris Weston mi ha chiamato per la prima volta per aiutarlo agli inchiostri di War Story: Johann’s Tiger, dal momento che era impegnato con le sceneggiature di Ministry of Space. La nostra combinazione funzionò a dovere, e fu allora che Chris mi accennò al fatto che Grant Morrison aveva scritto per lui una nuova serie Vertigo intitolata The Filth. Grant, all’inizio, era scettico all’idea che io potessi essere parte del progetto, perché comprensibilmente sperava che quel fumetto fosse nel suo insieme frutto della visione di Chris. Credo che Chris abbia convinto Grant a farmi diventare parte del progetto, e Karen Berger decise che sarebbe stato meglio così sia per il fumetto che per la sua periodicità.
Le prime poche pagine a matita mi furono inviate da Chris intorno alla fine del 2001 e, se devo essere sincero, sembravano già inchiostrate. Chris ha una matita incredibilmente precisa, e si impegna moltissimo fin nei più piccoli dettagli. Questa cosa mi ha spinto a cercare di fare un lavoro ancora migliore del solito a livello di inchiostrazione. Ricordo di aver usato una penna a punta 0,05 mm con tinta per cercare di rendere al meglio i dettagli.
Abbiamo continuato a lavorare su The Filth per qualche mese e, nonostante non abbia mai avuto notizie dirette da Grant in quel periodo, Chris mi assicurava che il mio lavoro stava piacendo molto.
Hai poi avuto feedback da parte di Morrison durante la lavorazione?
La prima volta che ho incontrato Grant da quando avevo iniziato a lavorare a The Filth è stato in maggio, alla Bristol Comic Expo. Quell’anno The Filth era candidato a diversi premi, ed erano venuti anche Karen Berger, Richard Bruning e Bob Wayne a presenziare all’evento. Ero piuttosto nervoso all’idea di incontrare Grant a causa della sua iniziale riluttanza riguardo la mia partecipazione al progetto. Non ero sicuro di qual era stata la sua reazione al mio lavoro. Era al bar dell’hotel dopo la cerimonia, si voltò verso di me e urlò: “Il livello di dettaglio che ci hai messo è pazzesco!”. Arrossii. “Lo adoro!”. Era evidentemente esaltato dal risultato finale delle tavole. “Tu e Matt siete saliti proprio su un altro livello in questo fumetto!”. Né io né il colorista, Matt Hollingsworth, eravamo sicuri di non aver deluso Grant o Chris da qualche parte, nell’opera. Sono stato felice (e tranquillizzato) che Grant abbia apprezzato i nostri sforzi e l’impegno profuso nel corso della serie. Lui è una figura talmente importante nel mondo del fumetto che è stato davvero rassicurante aver dato il massimo per questo progetto.
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